11 KiB
kindle-sync
| kindle-sync | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
Next
Metadata
- Author: Alessandro Baricco
- ASIN: B0BVMWWBQ4
- Reference: https://www.amazon.com/dp/B0BVMWWBQ4
- Kindle link
Highlights
La globalizzazione è un problema che riguarda tutti e su cui tutti hanno idee piuttosto confuse, nessuno escluso. — location: 31 ^ref-25737
giornalistico, un argomento morto. E l’altro a Riccardo — location: 44 ^ref-3645
contrazione di spazio e di tempo che sarebbe esattamente il marchio della globalizzazione: — location: 113 ^ref-14318
i monaci sono qualcosa di antico e di geograficamente molto lontano eppure navigano in rete, cioè convergono felicemente nel cuore del mondo, nel qui e ora. Se lo fanno loro, cosa aspettate a farlo voi? Sintetico e geniale. — location: 114 ^ref-31812
Perché chiamare tutto questo globalizzazione? Perché non chiamarlo col suo nome: colonialismo? — location: 132 ^ref-2288
Non basta capire come funziona il motore: sarebbe utile sapere chi sta continuando a metterci la benzina. — location: 164 ^ref-43736
quando le cose sono troppo complicate. Pensare semplice. Qual — location: 166 ^ref-10220
la globalizzazione è una faccenda di soldi. È un movimento del denaro. È il denaro che cerca un campo da gioco più vasto, perché confinato nel solito terreno non può moltiplicarsi più di tanto e muore d’asfissia. Se voi producete stracchino, e siete diventato il leader del settore, e non potete pretendere che la gente della vostra città spenda ancora più soldi per comprare stracchino di quelli che già spende, allora, se volete continuare ad arricchirvi, avete una sola possibilità: vendere il vostro stracchino nella città vicina, e magari andarlo a produrre là, mungendo le vacche altrui. — location: 167 ^ref-1605
la guerra è sempre stata fatta per rimettere in movimento i soldi, per conquistare altri mercati, per entrare in possesso di risorse altrui. Per far respirare il denaro. — location: 172 ^ref-40351
Il denaro occidentale ha conquistato i paesi comunisti sostanzialmente comprandoli: la soluzione si è dimostrata infinitamente più pratica che sganciare un paio di bombe atomiche. Solo cinquant’anni fa, sganciarle era ancora l’unico sistema conosciuto. — location: 180 ^ref-54604
Globalizzazione è il nome che diamo a cose come internazionalismo, colonialismo, modernizzazione, quando decidiamo di sommarle ed elevarle ad avventura collettiva, epocale, epica. — location: 205 ^ref-32513
La globalizzazione è un paesaggio ipotetico, fondato su un’idea: dare al denaro il terreno di gioco più ampio possibile. — location: 212 ^ref-48895
Piuttosto dovremmo difenderli dall’estinzione: sono la nostra assicurazione contro tutti i fascismi. — location: 274 ^ref-25972
possibile: il mondo globalizzato è un mondo che si riesce a costruire solo sospendendo una parte consistente delle regole fin qui rispettate. — location: 283 ^ref-60674
L’idea, per quanto possa sembrare cervellotica, è che il miglior modo di aiutare i poveri è aiutare i ricchi a moltiplicare il denaro: qualcosa finirà in tasca anche ai poveri. — location: 292 ^ref-57011
chi vende oggi la globalizzazione chiede in cambio una libertà d’azione che riconosce un unico principio regolatore: la legge del più forte. — location: 296 ^ref-43376
raccoglierle tutte sotto un unico cappello: il rifiuto di un mondo regolato dalla legge del più forte. — location: 301 ^ref-21991
competizione con poche regole, dove quasi tutto è permesso, dove il profitto è l’unico indicatore di forza, e dove il più forte vince, tout court. — location: 305 ^ref-36427
socialismo reale e l’idea di stato assistenziale. — location: 312 ^ref-42516
un mondo senza rete, senza redistribuzione della ricchezza, senza tutela per i più deboli, era un mondo che produceva inaudite sofferenze e, oltretutto, ti si poteva rivoltare contro in un attimo: — location: 316 ^ref-26847
Prendiamo ciò che più ci attrae della globalizzazione: la circolazione delle idee, la moltiplicazione delle esperienze possibili, il superamento dei nazionalismi, l’adozione della pace come terreno obbligato della crescita collettiva. Tutte prospettive assolutamente desiderabili. — location: 342 ^ref-14538
l’elevazione del profitto a valore guida, una competizione economica durissima, la conversione globale a un consumismo incontrollato, e una pericolosa omologazione culturale. — location: 346 ^ref-10188
Credere in una globalizzazione senza guasti è oggi un esercizio che oscilla in modo indecifrabile tra la condivisibile visione utopistica e il superficiale ottimismo di comodo. — location: 355 ^ref-32330
grandi marche fanno affari sfruttando il lavoro dei paesi poveri. — location: 368 ^ref-52305
Naomi Klein, No logo: — location: 378 ^ref-63618
La verità è che siamo solo blandamente lobotomizzati. — location: 396 ^ref-55041
L’hanno costruito perché erano buoni e intelligenti? Forse lo erano, ma certo l’hanno costruito per la stessa ragione che ha spinto la Nike a costruire il suo: soldi. — location: 408 ^ref-30071
rispettava le regole di un certo sistema industriale, era fatta per piacere a una fascia di pubblico enorme (relativamente al pubblico di allora), parlava un linguaggio semplice fino al desolante, sintetizzava l’Umanità in pochi modelli piuttosto superficiali — location: 463 ^ref-30823
grandi brand sono una minaccia, e l’omologazione culturale è un rischio reale: — location: 474 ^ref-30097
Rivoluzione industriale, distruggere le macchine non portava lontano: il problema era piuttosto immaginare un nuovo e civile mondo del lavoro, e cercare di realizzarlo. — location: 497 ^ref-37444
globalizzazione, così come ce la stanno vendendo, non è un sogno sbagliato: è un sogno piccolo. Arrestato. Bloccato. È un sogno in grigio, perché viene direttamente dall’immaginario di manager e banchieri. — location: 504 ^ref-48090
Nel senso: è una rivoluzione economica destinata a cambiare il cervello dell’uomo, o una rivoluzione del cervello dell’uomo destinata a cambiare il mondo economico? — location: 518 ^ref-62869
il sapere ha cessato di essere la scienza dei fondamenti, ed è divenuto la scienza degli effetti. — location: 526 ^ref-41019
“Nel decennio degli anni sessanta, confrontando il livello di vita delle persone più abbienti con quello dei più poveri, risultava che le persone più povere vivevano trenta volte peggio dei ricchi. Alla fine degli anni novanta, i più poveri vivevano ottantadue volte peggio dei ricchi. — location: 561 ^ref-7261
10.000 dollari una Pontiac Le Mans della General Motors, 3000 dollari vanno in Corea del Sud per le lavorazioni di routine e per operazioni di assemblaggio, 1750 vanno in Giappone per componenti ad alta tecnologia, 750 in Germania per il design e per il progetto delle parti meccaniche, 4000 a Taiwan, Singapore e Giappone per i piccoli componenti, 250 nel Regno Unito per pubblicità e servizi commerciali e altri 50 circa in Irlanda e a Barbados per l’esecuzione dei calcoli al computer. — location: 599 ^ref-29056
11 settembre si riveli un collante preziosissimo piuttosto che una ferita disgregante. — location: 656 ^ref-27022
11 settembre ha ottenuto in pochi giorni quello che anni di paziente propaganda non avrebbero sperato di ottenere. Ci son voluti decenni per farci sentire, almeno un po’, europei. In pochi giorni eravamo già tutti americani. — location: 658 ^ref-39398
Che la globalizzazione produca modernità e pace è una cosa su cui per lo più tutti convengono. — location: 675 ^ref-22976
globalizzazione in effetti produce ricchezza, ma tende a distribuirla male: cioè il denaro nuovo finisce in gran parte nelle tasche dei ricchi, in minima parte in quelle dei poveri. — location: 678 ^ref-45469
non è più possibile dire tout court che la LEVI’S sfrutta dei lavoratori: sarebbe corretto dire, piuttosto, che una certa politica della LEVI’S contribuisce ad allestire un sistema di produzione in cui le possibilità di arrivare allo sfruttamento del lavoro di qualcuno sono di nuovo reali, dopo che le si era neutralizzate nel mondo occidentale con la moderna legislazione sul lavoro. — location: 690 ^ref-29658