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La nuova geografia del lavoro
Metadata
- Author: Enrico Moretti and Luca Vanni
- ASIN: B00BSIG7CI
- Pages: 276 pages
- Publication: March 19, 2013
- Publisher: MONDADORI (March 19, 2013)
- Reference: https://www.amazon.com/dp/B00BSIG7CI
- Kindle link
Highlights
Berlino, la capitale più attraente d’Europa, ma anche una metropoli sorprendentemente povera; — location: 11 ^ref-10694
ogni posto di lavoro creato in — location: 12 ^ref-31810
centri di eccellenza dell’innovazione ne genera almeno cinque in altri settori produttivi, e tutti retribuiti meglio che altrove. — location: 12 ^ref-37769
come dimostra la scomparsa di due industrie chiave, quella del computer e quella della farmaceutica. — location: 16 ^ref-42278
le scuole locali sono tra le migliori della California e la qualità dell’aria è eccellente. Oltre la metà degli abitanti ha una laurea, e in molti casi anche un master o un dottorato, circostanza che ne fa una delle regioni con il più elevato livello di istruzione degli Stati Uniti. — location: 53 ^ref-23230
destino economico delle città americane ed europee comincia a dipendere in misura sempre maggiore dal livello di istruzione dei rispettivi abitanti. — location: 75 ^ref-62925
distribuzione geografica dei lavoratori americani va sempre più configurandosi in base al profilo professionale. — location: 80 ^ref-28913
La scolarità è divenuta la nuova discriminante sociale, a livello sia individuale sia di comunità. — location: 83 ^ref-61804
La divergenza nei gradi di istruzione causa un’altrettanto cospicua divergenza nella produttività del lavoro e di conseguenza nei salari. — location: 87 ^ref-45760
a parità di qualifiche professionali ed esperienza lavorativa. E il divario continua ad ampliarsi. — location: 89 ^ref-1203
Le città con un’elevata percentuale di laureati offrono retribuzioni più alte e posti di lavoro migliori anche ai lavoratori con bassi livelli di scolarità. — location: 92 ^ref-26939
La ragione è che la presenza in una città di molti abitanti in possesso di istruzione universitaria determina cambiamenti profondi, che investono sia le tipologie di occupazioni offerte sia la produttività del lavoro. — location: 94 ^ref-60807
economie più creative e dinamiche, — location: 96 ^ref-41143
retribuzioni medie nettamente più alte, non solo per i lavoratori qualificati, ma per la generalità della forza lavoro. — location: 96 ^ref-22892
l’agglomerazione geografica. — location: 100 ^ref-37021
successo propizia ulteriore successo, — location: 101 ^ref-49587
Città e regioni in grado di attirare lavoratori qualificati e imprese innovative tendono ad attirarne sempre più; — location: 102 ^ref-52912
le comunità che non riescono ad attrarre lavoratori qualificati e imprese innovative, invece, perdono sempre più terreno. — location: 102 ^ref-48300
l’identità culturale, — location: 105 ^ref-22754
salute, la stabilità famigliare e persino la politica. — location: 105 ^ref-16129
La «fine del sogno americano» è un tema onnipresente nel dibattito pubblico americano: — location: 113 ^ref-47441
l’ansia per il futuro è condivisa in egual misura dagli elettori di centrodestra e di centrosinistra. — location: 115 ^ref-31609
L’impatto della globalizzazione, del progresso tecnologico, per esempio, non è uniforme. — location: 125 ^ref-33235
Questo libro si occupa delle dinamiche di lungo termine che stanno ridisegnando il mondo del lavoro e, in particolare, dei grandi mutamenti verificatisi nel mercato del lavoro americano durante gli ultimi trent’anni, e delle forze economiche alla loro radice. — location: 139 ^ref-30415
Shenzhen. — location: 149 ^ref-61332
Per la prima volta nella storia, il fattore economico più prezioso non è il capitale fisico, o qualche materia prima, ma la creatività. — location: 195 ^ref-27727
Ciò è di notevole importanza non solo per i margini di profitto della Apple, ma soprattutto perché si traduce nella creazione di buoni posti di lavoro in America. — location: 203 ^ref-33776
l’ambito dell’innovazione non è circoscritto solo all’alta tecnologia. — location: 207 ^ref-38115
Tendiamo a concepire l’innovazione in termini di beni materiali, ma può anche trattarsi di servizi, per esempio di nuovi modi per raggiungere i consumatori o per impiegare il nostro tempo libero. — location: 209 ^ref-3131
L’aspetto più importante di questa crescita però è il suo effetto indiretto su chi non è impiegato nel settore. — location: 215 ^ref-13106
due terzi dei posti di lavoro sono ascrivibili alla sfera dei servizi locali: una quota che negli ultimi cinquant’anni ha continuato a crescere. — location: 223 ^ref-44856
Oggi, invece, è il settore dell’innovazione. Ecco perché ciò che accade lì determina il salario di tutti gli altri lavoratori. — location: 232 ^ref-64969
che per ogni nuovo posto di lavoro ad alto contenuto tecnologico creatosi in una città vengono a prodursi cinque nuovi posti, frutto indiretto del settore hi-tech di quella città; — location: 239 ^ref-56839
oggi il modo migliore in cui una città o una regione possono creare posti per i lavoratori meno qualificati è attrarre imprese hi-tech con dipendenti altamente qualificati. — location: 246 ^ref-32051
realizzazione di beni che chiunque è in grado di riprodurre ha conservato poco valore. — location: 259 ^ref-1572
Nei prossimi decenni la competizione globale sarà incentrata sulla capacità di attrarre capitale umano e imprese innovativi. — location: 261 ^ref-4097
Se la diffusione di imprese famigliari era uno dei punti di forza del sistema produttivo italiano negli anni Cinquanta e Sessanta, quando la manifattura tradizionale rappresentava l’industria trainante, è diventata un punto di debolezza nel nuovo millennio, quando l’industria tradizionale è in declino e le occupazioni del futuro sono quelle ad alto contenuto di capitale umano e di innovazione. — location: 305 ^ref-9972
Il mondo — location: 315 ^ref-26389
grandi centri industriali, come Detroit, Cleveland, Akron, Gary e Pittsburgh, — location: 403 ^ref-42886
Detroit, Cleveland, Akron, Gary e Pittsburgh, realtà che tutto il mondo invidiava. — location: 403 ^ref-61469
nel 1975 la produzione oraria dell’operaio americano era il doppio che nel 1946. — location: 411 ^ref-24463
1975 la produzione oraria dell’operaio americano era il doppio che nel 1946. — location: 411 ^ref-7983
Nel 1946 una Chevrolet di medie dimensioni costava alla famiglia americana tipo la metà del reddito annuale. Nel 1975 meno di un quarto. — location: 415 ^ref-21276
1979 la rivoluzione iraniana mandò il prezzo del petrolio alle stelle. — location: 425 ^ref-26262
Dal 1985 negli Stati Uniti l’industria manifatturiera ha perso in media 372.000 posti di lavoro l’anno. — location: 434 ^ref-21621
secondo il dipartimento del Lavoro americano, diciannove dei venti settori che nei prossimi dieci anni subiranno la più rilevante perdita occupazionale appartengono al mondo manifatturiero, a partire dalle fabbriche di «abbigliamento», «maglieria», «finiture tessili e foderami». — location: 436 ^ref-61045
Tra il censimento del 2000 e quello del 2010, l’area metropolitana segnata dal più consistente calo della popolazione è stata, a causa dell’uragano Katrina, New Orleans. — location: 447 ^ref-17369
secondo posto c’è Detroit (–25%), seguita da Cleveland (–17%), Cincinnati (–10%), Pittsburgh (–8%), Toledo (–8%) e St. Louis (–8%), tutti ex centri manifatturieri. È come se, anno dopo anno, le città della Rust Belt, la «Cintura della ruggine» in Michigan, Ohio e Pennsylvania, continuassero a essere investite da un loro uragano Katrina. Raggiunta — location: 449 ^ref-41817
Interessante !!!!
Una mia ricerca rivela che per ogni posto di lavoro perso nell’industria, all’interno della comunità interessata ne vengono persi 1,6 in altri ambiti, che possono includere barbieri, camerieri, carpentieri, medici, addetti alle pulizie, negozianti ecc. — location: 458 ^ref-65069
di The Company Men, — location: 488 ^ref-46807
globalizzazione e il progresso tecnologico. — location: 492 ^ref-38342
A differenza degli stabilimenti americani, le fabbriche cinesi possono reagire ai cambiamenti dei piani di produzione o ai mutamenti di design quasi in tempo reale. — location: 528 ^ref-33209
Ed è interessante osservare che non tutti questi costi sono andati a gravare sulla manodopera direttamente interessata: parte di essi è ricaduta sul resto degli americani, sotto forma di aiuti statali. — location: 536 ^ref-64076
correlazione tra le importazioni dalla Cina e l’accresciuto ricorso a strumenti di ammortizzazione sociale, quali l’indennità di disoccupazione, i buoni pasto per gli indigenti e persino la pensione di invalidità, spesso utilizzata come un dissimulato strumento assistenziale. — location: 537 ^ref-10050
l’aumento degli scambi commerciali con i paesi in via di sviluppo accelera il ritmo dell’aggiornamento tecnologico, ma che gli esiti finali dipendono dalla determinazione di ciascuna impresa a adeguarsi. — location: 542 ^ref-8433
basso contenuto tecnologico – quelle cioè con minori capacità di innovazione, minori investimenti nell’informatizzazione e minore produttività — location: 550 ^ref-29522
La globalizzazione, insomma, stimola il progresso — location: 551 ^ref-2257
tecnologico, che fa aumentare la domanda di laureati, ma ridurre quella di lavoratori non qualificati. — location: 552 ^ref-30389
questi impieghi non possono fungere da motore per la crescita occupazionale di una comunità; — location: 588 ^ref-19658
Il consumo di beni fabbricati a livello locale, invece, dipende per definizione dalla ricchezza esistente in una certa regione: nell’economia del luogo dovrà esserci qualcuno che sborsi i 40 dollari per le magliette fatte a mano o i 9 dollari per le tavolette di cioccolato artigianale. — location: 591 ^ref-27956
i consumatori ad alto reddito finiscono per trarre dalla globalizzazione minori vantaggi. — location: 634 ^ref-37372
La teoria dei vantaggi comparati ci dice che, commerciando tra loro, i paesi con livelli di sviluppo diversi hanno molto da guadagnare, e ben poco da perdere in termini di occupazioni. — location: 641 ^ref-20745